
“Sono la figlia selvaggia di mia madre
Quella che corre a piedi nudi, maledicendo pietre affilate
Sono la figlia selvaggia di mia madre
Non mi taglierò i capelli, non abbasserò la voce
Siamo tutti trascinati fuori dall’oscurità
In questo mondo, attraverso il sangue e attraverso il dolore
E nel profondo delle nostre ossa, le vecchie canzoni si stanno risvegliando”
Karen Kahan Savage, Daughter
Nell’animo umano è insito il bisogno di raccontare e raccontarsi. Lo spettacolo è un racconto continuo, attraverso le parole, i gesti, e, a volte, anche i silenzi. Le protagoniste sono quattro donne, guidate da una quinta donna che, entrando, uscendo e muovendosi nella storia, dirige il destino di ciascuna. Si trovano a giocare a carte intessendo un dialogo intenso nel quale sincerità, confessioni, affetto e discussioni ne costituiscono la sostanza, rivelando un profondo bisogno di essere ascoltate. Traendo origine dal testo “Due partite” di Cristina Comencini, in scena vengono portati brani recitati e monologhi letti come una sorta di flusso interiore, sottolineati e intervallati da musica danzata e interpretata dalle protagoniste. Grande rilevanza è data al racconto fatto dai corpi, una narrazione che parte dal cuore e attraverso la pelle prende vita.









